Prima di tutto il cane: perché il benessere dei cani d’assistenza è la nostra priorità assoluta

Prima di tutto il cane: perché il benessere dei cani d’assistenza è la nostra priorità assoluta

Oltre i pregiudizi e le polemiche, ecco come vive davvero un cane d’assistenza

Nelle ultime settimane il dibattito pubblico ha riacceso i riflettori sul mondo dei “cani da lavoro“, sollevando dubbi e posizioni critiche che, pur nascendo spesso da una condivisibile sensibilità animalista, rischiano di poggiare su una visione distorta della realtà. C’è chi sostiene che anche un cane d’assistenza sia privato della sua libertà o della sua natura.

Ma la realtà che viviamo ogni giorno all’interno dell’Associazione Il Collare d’Oro racconta una storia completamente diversa. Una storia in cui il benessere animale non è un optional, ma il punto di partenza imprescindibile.

Prima di tutto, vediamo dei cani

Quando si parla di cani d’assistenza, spesso ci si ferma a ciò che fanno. Al ruolo che hanno per la persona che affiancano. Alla funzione straordinaria che svolgono nella quotidianità.

Ma noi partiamo da un’altra cosa. Prima di tutto, vediamo dei cani.

Vedere un cane d’assistenza significa vedere un animale che corre libero nei momenti giusti. Che gioca senza pensieri, che si rotola nell’erba, che insegue una palla e che esplora il mondo con curiosità. Significa vedere un cane, con la propria individualità, che socializza, che nuota, che condivide tempo di qualità con altri cani e con le persone. E poi… cani che riposano. Che dormono sereni, che si godono il meritato relax e che non sono mai “sempre al lavoro”.

L’animale come individuo pensante: l’importanza dell’attivazione mentale

C’è un errore antropocentrico molto comune nel valutare la vita di un animale: pensare che il massimo della felicità per un cane sia il “dolce far niente”. La realtà etologica è l’esatto opposto. Il cane è un individuo pensante, dotato di un’intelligenza complessa, che vive un senso di appagamento totale e profondo quando risponde a degli stimoli, quando risolve piccoli problemi e quando collabora con il proprio umano.

Il cane più frustrato e infelice non è quello che collabora attivamente, ma quello costretto all’immobilità fisica e mentale, lasciato a se stesso senza la possibilità di imparare, di esplorare le proprie capacità o di comprendere un comando. L’assenza di stimoli e la noia cronica sono tra le principali cause di malessere psicologico nei cani da compagnia. Al contrario, l’attivazione cognitiva che caratterizza il percorso di un cane d’assistenza è una vera e propria forma di arricchimento che ne rispetta l’identità e la mente.

Il benessere non è un effetto collaterale, è la base di tutto

L’idea che l’addestramento e il supporto alla persona, siano una forma di privazione, è il frutto di un malinteso. Un cane d’assistenza non è un cane a cui viene tolto qualcosa. Al contrario, è un cane che vive una vita completa, strutturata e profondamente rispettata nei suoi bisogni reali, sia etologici che emotivi.

Il lavoro non cancella la sua natura: la accompagna, la valorizza e la protegge. La relazione che si crea tra il cane e il suo conduttore non si basa sulla sottomissione, ma su una cooperazione spontanea, su una complicità profonda e sulla stimolazione mentale, elementi che per un cane sono fonti primarie di appagamento.

Un impegno che dura tutta la vita

La tutela del cane non si esaurisce nel momento in cui impara a svolgere i task specifici che lo porteranno ad essere il sostegno attivo di una persona con disabilità. Il nostro impegno, infatti, non finisce mai con l’addestramento: continua ogni giorno, per tutta la loro vita, anche e soprattutto quando diventano il sostegno silenzioso di una persona.

Monitoriamo costantemente lo stato di salute fisico e psicologico dei nostri binomi, assicurandoci che il cane operi sempre in un contesto di totale serenità e sicurezza. Per noi, prima di ogni ruolo e prima di ogni compito, viene sempre e solo la stessa cosa: il cane, la sua serenità, il suo benessere. Sempre.